Un mio articolo su VoiceCom
7 January 2010
Avendo un blog mi è sembrato doveroso autopubblicizzarmi e segnalarvi che un mio articolo di 4 pagine è apparso sull’ultimo numero di VoiceCom, rivista trimestrale cartacea dedicata al mondo della tecnologia e del lavoro in chiave b2b. Riporto un abstract e le indicazioni per leggerlo integralmente…
“Dai Mobile Stores alle piattaforme di social network, il business digitale diventa Free…mium”
A partire dal 2008 ambienti come Facebook, Myspace, Apple App Store, Google Android, Nokia Ovi hanno fatto breccia nelle case di milioni di persone nel mondo generando, di conseguenza, una massiccia attenzione mediatica. Le piattaforme citate, insieme a molte altre già disponibili o in lancio, rientrano nell’ambito degli Ecosistemi Apertiovvero spazi digitali (online e/o mobile) dove l’utente entra per condividere, socializzare/personalizzare creando un bacino estremamente appetibile per tutte quelle aziende che intendano distribuire un contenuto/servizio senza barriere di ingresso e contrattuali.
Provando a dare una inquadratura metodologica, gli Ecosistemi Aperti si reggono su tre pilastri con una duplice chiave di lettura, lato utente e lato impresa.
Globalizzazione: gli utenti possono interagire con applicazioni prodotte in ogni parte del mondo, superando i confini nazionali tipici di altri seller digitali. Le aziende devono immediatamente confrontarsi con un pubblico mondiale rendendo il progetto immediatamente adattabile ed appetibile a gusti estremamente diversificati.
“Less is More”: agli utenti deve essere garantita facilità di apprendimento, usufruizione immediata e gratificazione istantanea in un ambiente, spesso, amicale. Per le aziende il contenuto è ora contestualizzato nell’ambiente e nel realizzarlo bisogna basarsi su fattori quali viralità, immediatezza e “one touch gameplay”
Business Model: gli utenti sono attratti dalla iniziale ed apparente gratuità dei prodotti, istintivamente cannibalizzano tutto, provano e sperimentano rimanendo fidelizzati nel tempo solo ai prodotti più meritevoli. Le aziende si confrontano, spesso per la prima volta, con il modello Freemium. Non sarà più la forza vendita a dettare modi e tempi al reparto sviluppo, ma la stessa evoluzione del contenuto richiederà un progressivo adattamento delle strategie di monetizzazione.
Proprio quest’ultimo aspetto, merita una attenzione diffusa in virtù di nuovi modelli di monetizzazione che stanno rivoluzionando il concetto tradizionale di “pay per download”. Navigando su Facebook o Flirtmatic (un social network votato al dating) spesso ci si imbatte in “virtual gifts” regali virtuali che gli utenti possono spedire reciprocamente in segno di amicizia, affetto, status symbol o flirt. Nell’applicazione per Facebook Birthday Cards la ricorrenza del compleanno viene scandita attraverso la scelta e l’invio di una immagine virtuale, sia esso un cocktail piuttosto che un orsetto, generalmente ad un prezzo vicino al dollaro. Per capire l’entità del fenomeno, basti considerare che il 10% del fatturato complessivo 2008 di Facebook è stato generato proprio dai virtual gifts.
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