Il futuro dell’entertainment è “connected”
9 December 2010
Questo post è frutto di un mix di convinzioni personali e recenti esternazioni da parte di big dell’industria dell’intrattenimento. Ormai buona parte della civiltà industrializzata vive in modalità connessa per buona parte della giornata. Tra smartphones, laptop e desktop PC è un continuo di navigazione, condivisione della propria vita tramite social networks ed una moltitudine di altre azioni che ormai ci rendono reperibili ed interconessi costantemente.
D’altro canto se pensiamo ad alcune forme tipiche di contenuti entertainment ci rendiamo conto di quanto gap si stia formando. Guardare la tv, ascoltare musica alla radio, leggere un libro sono azioni poco sociali e per molti ormai obsolete, basti vedere i dati della cosidetta “Generazione G” per capire come il tempo libera sia ormai occupato da altre attività. In questa cornice il mercato del gaming diventerà sempre più connesso e browser based soppiantando le esperienze singleplayer via console/pc/telefonino fino ad oggi imperanti come logica di sviluppo e fruizione.
Phil Harrison, ex boss degli studios mondiali di Sony ed ora membro del fondo di investimento London Venture Partners, nel corso dell’IVDC 2010 (dove anche il sottoscritto era speaker e chairman) ha mostrato la sua visione del futuro. Si dichiara “platform agnostic” immaginando che da qui a 10 anni l’esperienza di gioco si sposterà totalmente all’interno dei nostri browser. Addio console e hardware costosi, i prossimi capitoli di Call of Duty saranno totalmente giocabili via web riproducendo fedelmente la qualità video 3D e l’audio grazie a browser estremamente performanti. Il vincitore della battaglia sarà colui che riuscirà a creare una piattaforma aperta dove soddisfare le esigenze degli attuali “hardcore gamer” console e, aggiungo io, avere la flessibilità di pricing e strutture per colpire l’immenso mercato dei non giocatori ormai già in parte alfabetizzati dalle esperienze nel mobile e social gaming.
Analizzando due degli ultimi successi anche in ambito console, si capisce quanta importanza ha rivestito la componente multiplayer online nel loro successo. Cosa sarebbero Halo Reach e Call of Duty: Black Ops senza l’estensione connected?La risposta l’hanno fornita diversi executives Electronic Arts secondo i quali il mercato dei giochi fisici stand alone da 25 ore è finito. Nel prossimo futuro non avrà più un senso commercializzare giochi che, una volta portati a termine, non offrono alcun incentivo al loro utilizzo. Non si parla solo di multiplayer ma di tutta una serie di dinamiche incentivanti che guideranno sempre più EA nel creare esperienze cross platform. Già il 2010 si chiuderà con circa il 20% del fatturato prodotto dal segmento di giochi digital, circa 750 milioni di dollari, con margini di crescita estremamente alti man mano che sempre più franchise saranno portati in modalità online, DLC o mobile come è avvenuto quest’anno con FIFA Ultimate Team Mode dove alcuni utenti hanno raggiunto ARPU impressionanti, anche 1000 dollari per ottenere il miglior team possibile. E’ un sistema introdotto a partire da FIFA 09 attraverso il quale acquistare in un sistema stile figurine Panini i propri giocatori sperando di spuntare nel mazzo player blasonati. Se nell’edizione 2009 il fatturato di questa modalità “connected” è stato di circa 15 milioni, il sequel 2010 ha visto raddoppiare le revenues a 30 milioni di dollari! Un altro esempio, questa volta di completa digitalizzazione del prodotto, è l’ormai citatissimo Battlefield 1943, full game scaricabile da Xbox Live e PsStore a circa 15 dollari. Ebbene in quasi un anno e mezzo di vita ha portato revenues per 16 milioni di dollari a fronte di un investimento che non ha superato i circa 7 milioni.
Ricapitolando da una parte EA afferma pubblicamente che il futuro dei videogiochi fisici, così come è attualmente strutturato, non esisterà più in favore di esperienze sempre più connected, dall’altra Phil Harrison afferma che entro 10 anni il gaming sarà interamente browser based. Chi mi segue conosce la mia posizione sulla “disruption” inevitabile che tutta l’industria entertainment è destinata a subire per via dei competitors digitali. La musica passa ormai quasi tutta per canali digitali sotto i colpi di iTunes, l’industria cinematografica sta subendo i colpi di piattaforme come Netflix che hanno rivoluzionato il modo di fruizione dei film e man mano che le case saranno dotate di schermi al plasma i cinema ne risentiranno. L’industria libraria tradizionale sta iniziando ad assaggiare i primi bocconi amari per via degli e-book reader e lo stesso accadrà al gaming fisico, è la naturale evoluzione delle cose!
