Angry Birds il videogioco più profittevole al mondo?
10 March 2011
Angry Birds è diventato l’emblema dello smartphone gaming, l’esempio perfetto di come gli application store abbiano democratizzato il processo distributivo permettendo ad original ip di gareggiare alla pari, e spesso primeggiare, contro i grandi studios.
Il puzzle game di Rovio ha stabilito una serie di invidiabili records, su tutti il gioco a pagamento più scaricato su App Store. Dopo le piattaforme Apple, gli uccelli arrabbiati sono sbarcati su quasi tutti i sistemi operativi disponibili sul mercato: Android, Ovi, Palm, Mac App Store ed il processo di massificazione è ancora in corso.
Nel libro in uscita oggi “Gamification – I Videogiochi nella Vita Quotidiana” se ne parla approfonditamente, ma in questo post si vuole mettere l’accento sul lato economico del prodotto.
Lo sviluppatore finlandese ha più volte ribadito il costo di sviluppo di EURO 100.000. Poi vanno sommati i costi di aggiornamento e gestione che non trovano una quantificazione ma è indubbio che si viaggia nell’ordine di almeno un milione di euro annui. A ventiquattro mesi dal suo rilascio Angry Birds ha portato in cassa una cifra vicina ai 50 milioni di euro. Un Ritorno sull’Investimento (ROI) iniziale di 500 volte che ha permesso a Rovio di assurgere a nuova luce dopo il rischio di bancarotta nel 2007.
In ambito mobile è sicuramente il titolo più profittevole lanciato negli ultimi anni, dietro solo al franchise Tetris che sui cellulari ha superato i 100 milioni di downloads sin dai primi anni del 2000. Allargando lo sguardo al mondo digitale, quindi anche online e social games, è collocabile in quella nicchia di prodotti alla Farmville e Bejeweled che sono riusciti a sfondare facendo leva su original ip e bassi costi di sviluppo/marketing, almeno nelle fasi iniziali.
Ampliando ulteriormente l’orizzonte al mondo dei videogiochi tradizionali, è indubbio che in termini puramente quantitativi Call of Duty: Black Ops genera centinaia di milioni di utile contro le decine di Angry Birds. Anche cabinati del passato come Pong avevano un saldo attivo pauroso. In una intervista, Al Alcorn confessa che ciascuna postazione del classico Pong costava 500 dollari di produzione e veniva venduto alle sala giochi a 1200 pagati alla consegna.
Questo esempio, per quanto difficilmente ripetibile per storia e dimensioni, rappresenta il futuro del gaming. Le piattaforme digitali svolgeranno sempre più una funzione di volano del brand verso la creazione di franchise full entertainment in grado di raggiungere potenziali fruitori anche in contesti insoliti per i giocatori.
